Dune 2021 – Review by Salvatore Farruggio

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Viene spontaneo chiedersi se il nostro amato Denis Villenueve, dopo l’immenso Arrival, sia stato all’altezza del compito prefissatosi.


Dune 2021 - Review by Salvatore Farruggio

Salve a tutti! Vecchi o nuovi appassionati di cinema. Dopo anni di silenzio, mi sono deciso a tornare a occuparmi di Cinema.

L’universo di Dune è sicuramente uno dei più complessi e affascinati mai creati. Pubblicato nel 1965 da Frank Herbert spopolò nelle librerie Statunitensi, con un’opera dal titolo Dune. Un romanzo di fantascienza a sfondo ecologico, ambientato in un remoto futuro intrinseco di elementi religiosi, ossesioni e paure dell’epoca. Spinto dal successo della sua creatura, negli anni a seguire l’opera venne ampliata con altri cinque volumi, per un totale di sei libri.

Cosa rende questo universo così affascinante?
Per fare un simpatico riassunto, potre iniziare così:. Chi controlla la spezia, controlla l’universo! Adesso! Pensate a un pianeta composto principalmente da sabbia. Chiamato Arrakis. Sommate tutte le peggiori condizioni avverse dei nostri deserti. Moltiplicateli per 100. Inoltre non dovete dimenticare il padrone di casa. Un verme di proporzioni abominevoli che funge da custode per la risorsa principale chiamata Melange (Spezia) . Questa è la principale fonte di guadagno, scontro tra due grandi fazioni. I nobili Atreiders e gli spietati Harkonnen. Oltre a tutto questo entrano in gioco altre fazioni minori fulcro di eventi importantissimi che si snoderanno nel corso del ciclo di Dune.

Con queste premesse iniziamo a parlare delle trasposizioni ad oggi della vasta opera di F.Herbert.

Nel 1984 venne realizzato il Kolossal firmato David Lynch, in 137 minuti circa, tentò di riassumere il primo volume. Il film venne distribuito in Italia da De Laurentis. Per quest’ultima rappresentò la distribuzione più costosa della casa per l’epoca.

Inutile dire come quel film sia divenuto un vero cult per gli appassionati della saga, incluso il sottoscritto. Ho amato tutti è sei i romanzi, sono oggi custoditi gelosamente nella mia libreria. Come una doppia copia del film del 1984. Senza calcolare gli innumerovoli spin-off e videogames.

Viene spontaneo chiedersi se il nostro amato Denis Villenueve, dopo l’immenso Arrival, sia stato all’altezza del compito prefissatosi. Riportare in vita le diatribe su Arrakis tra i Nobili Atreiders con i brutali Harkhonnen, con i mezzi digitali del cinema contemporaneo.
Non voglio possiate pensare che io sia fazioso. Assolutamente no! Villenueve ha talento da vendere, lo ha dimostrato con il sequel di Blade Runner. Lavoro maestoso degno dell’eredità lasciatagli. E’ ancor prima con il lungometraggio Arrival. Sublime e immenso sotto tutti gli aspetti. Il problema principale di questo nuovo ciclo legato al sabbioso mondo di Dune, risiede prima di tutto; nella sua struttura narrativa. La decisione di dividere in due parti il primo capitolo di questo reboot, a mio avviso è una mossa pericolosa. Legata principalmente allo sfruttamento la complessità dell’universo creato da Frank Herbert ai fini di crearne una saga. Altra nota amara lo riscontrata nella sezione dei costumi. Alcuni ben caratterizzati mentre altri scialbi, troppo essenziali. La caratterizzazione di un personaggio chiave mi ha profondamente deluso. Il cast è validissimo sia chiaro! Ho apprezzato molto la scelta inserire il bellissimo Timothée Chalamet nelle vesti di Paul Atreides, figlio del Duca Leto Atreides. Interpretato da Oscar Isaac. Assolutamente perfetto! Al contrario per Stellan Skarsgard, attore che adoro, perchè capace di adattarsi a molti ruoli e situazioni. Attore davvero bravo e versatile. Purtroppo mi duole dirlo; questa volta la sola presenza di Skarsgard con la sua professionalità, non ha garantito lo spessore al personaggio dell’orribile e malvagio e pervertito Barone Vladimir Harkhonnen. Siamo lontani dalla magistrale interpretazione di Kenneth McMillan nei panni del malvagio Barone. L’ennesima nota dolorosa la troviamo nei set come nella messa in scena, a tratti risultano essere troppo minimalisti quasi poveri oserei dire. Fino a quando siamo in ambiente desertico tutto fila liscio rendendo l’idea della vastità dell’area e dei mezzi. Quando però notiamo gli interni degli edifici. Questi, risultano veramente ridotti all’osso, appaiono così miserabilmente vuoti e privi di qualsiasi carattere che possa contraddistinguere le varie ambientazioni. L’ultima pecca anche se marginale la si percepisce in alcuni dialoghi conditi da battuttine di basso valore. Queste, minano i toni seriosi dell’intera serie di eventi.
Nonostante tutti questi aspetti negativi che non sono pochi, capaci di spezzare l’entusiamo dei più affezionati alla saga. Il film Dune (2021) diretto da Denis Villenueve riesce comunque a scorrere bene regalando qualche emozione e gioia. Ad esempio; è stupendo vedere con le tecnologie di oggi gli Ornitotteri librarsi in volo. Oppure i trasporti per le mietitrici, come le stesse realizzate davvero bene. Il prodotto scorre bene in fondo, complice l’eccelente lavoro del direttore della fotografia Greig Fraser. Ottima la composizione dell’immagine all’interno del fotogramma, la giusta dose di decentramento, movimenti macchina ben calibrati, piani americani ben dosati. Musiche e sonoro ben adattati e calibrati. Molto bella la colonna sonora (OST), riesce a creare la giusta atmosfera . L’interpretazione del cast , salvo qualche bruttata caduta è maestoso come lo stesso cast. Assolutamente brillanti tutti gli attori in perfetta sintonia. Quando però si arriva alla fine del film, si scoprirà l’amara sorpresa. Questa infatti rimanda ad un secondo capitolo, sperando non si perda come già successo per altro reboot quale fu MAD MAX Fury Road! Inizio con il botto per poi sparire nel nulla. Voglio augurarmi dal profondo del cuore che in futuro il sequel di Dune possa correggere il tiro apportando le giuste modifiche, al fine di restituire il giusto valore.

Voglio comunque sottolineare che realizzare una trasposizione di una serie di romanzi come quella ideata da F. Herbert non è mai una cosa facile. Anzi! Il lavoro visto qui, è assolutamente lodevole non è un film da buttare via! Assolutamente! Scorre bene non annoia, salvo i suoi difetti, rimane un ottimo lavoro ma lontano da quel Dune di Lynch del 1984 con la sua messa in scena molto pomposa e barocca.


di Salvatore Farruggio

Salvatore Farruggio

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